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PRODOTTI DELLA NOSTRA TERRA

Adiacenti al Passo di Colfiorito e nella suggestiva zona di Castelluccio di Norcia, in Umbria, dolci colline degradanti verso gli omonimi piani ad oltre 800 s.l.m., ospitano le nostre coltivazioni di legumi, che solo questi terreni montani, poveri e dilavati, rendono sapidi e di facile cottura.

 Agricoltori delle nostre montagne coltivano questi legumi su terreni dilavati poveri di calcio: è questo l'ambiente ideale per ottenere una qualità altrove non ottenibile che si concretizza nel gusto particolare e nella facilità di cottura dovuta alla cuticola sottile. Le lenticchie di Colfiorito insieme alle cicerchie vengono coltivate, a rotazione con il pascolo, in terreni siti a 800-900 mt. s.l.m. Le lenticchie di Castelluccio di Norcia  - Umbria - hanno ottenuto in questo anno la certificazione di origine e qualità della comunità europea (IGP), un titolo in più per queste che sono a buona ragione ritenute le migliori lenticchie del mondo.

Patata di Colfiorito
I VINI: SAGRANTINO DI MONTEFALCO DOCG SECCO E PASSITO e MONTEFALCO ROSSO DOC
Tartufi
Olio

Fagiolo Risina di Spello
Fagiolo di Cave
Sedano nero di Trevi
Cicerchie di Colfiorito
Orzo
Farro
Farro Perlato
Lenticchie di Colfiorito
Cipolla di Cannara

 

Patata di Colfiorito
La patata fu introdotta in Umbria nella prima metà del XVIII secolo, ma fu soprattutto dal 1960 che una selezione olandese di patate si affermò nella Piana di Colfiorito e nelle zone circostanti, trovandovi un ambiente particolarmente felice.
Ha una forma ovale allungata, molto irregolare, con buccia rossa e polpa giallo chiara, particolarmente gradita per la produzione di gnocchi, panierini e patate alla brace.
Attraversando la Piana di Colfiorito, dove adesso è possibile visitare anche la palude, oggi parco regionale, zona umida di enorme valore ambientale e faunistico, si incontrano i coltivatori del luogo, che vendono i loro prodotti direttamente al consumatore, a causa delle limitate produzioni realizzate e delle piccole e piccolissime aziende specializzate.
La tipicità della patata di Colfiorito è stata riconosciuta anche dall'Unione Europea, che nel 1998 le ha concesso la Indicazione Geografica Protetta.
I caratteri della sua tipicità sono ascrivibili alla zona montana in cui si coltiva (sopra i 500 m), al clima e al tipo di terreno, siliceo o argilloso da lavorare con profonde arature in estate.

I VINI:
SAGRANTINO DI MONTEFALCO DOCG SECCO E PASSITO

Il Montefalco Sagrantino Docg o Sagrantino di Montefalco Docg prendono il nome dall’omonimo vitigno da cui vengono prodotti. Coltivato da secoli sulle pendici delle colline umbre, il Sagrantino viene considerato autoctono, nonostante siano varie le ipotesi riguardanti la sua origine. Alcuni, infatti, lo ritengono di provenienza spagnola, altri credono sia stato importato dai primi frati francescani, altri ancora introdotto in Italia dai Saraceni.
Questa Docg contribuisce in larga parte ai meriti acquisiti dalla regione umbra come produttrice di vini pregiati, già conosciuti e consumati nel Rinascimento dai papi e dai governatori. La zona di produzione comprende l’intero territorio dei comuni di Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria siti in provincia di Perugia.
La resa massima di uva non deve essere superiore ad 80 quintali per ettaro di vigneto in coltura specializzata. Le operazioni di vinificazione e di invecchiamento obbligatorio devono essere effettuate nell’ambito territoriale dei comuni compresi nella zona di produzione. La resa massima dell’uva in vino non deve essere superiore al 65% per il “Montefalco” Sagrantino “secco” e al 45%, riferito allo stato fresco dell’uva per la tipologia “passito” le cui uve subiscono un appassimento su non inferiore ai 2 mesi. Il vino “Montefalco” Sagrantino “secco” e “passito” non possono essere immessi al consumo se non dopo aver subito un periodo d’invecchiamento di almeno trenta mesi, di cui almeno dodici in botti di legno il “secco” , mentre per il “passito” non è previsto invecchiamento obbligatorio nel legno. I periodi d’invecchiamento decorrono dal 1° dicembre dell’anno di produzione delle uve. Il Sagrantino passito si accompagna a preparazioni dolci a pasta non lievitata, abbastanza consistenti, in particolare pasticceria da forno, crostate con marmellate di more o di altri frutti rossi.
Va bevuto come vino da meditazione o accompagnato a formaggi pecorini molto piccanti quando è invecchiato. Il Sagrantino secco invece và abbinato a grandi arrosti, cacciagione, selvaggina da pelo e formaggi a pasta dura.
MONTEFALCO ROSSO DOC
Nasce dalle uve Sangiovese 60-70% e Sagrantino 10-15% con l’aggiunta di altri vitigni a bacca rossa non aromatici per un massimo del 30%. La zona di produzione comprende l’intero territorio amministrativo del comune di Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria siti in provincia di Perugia. È necessario un invecchiamento di 18 mesi, che per il RossoRiserva diventa di 30 mesi. Si produce anche un Montefalco Bianco da uve Grechetto per almeno il 50% , Trebbiano toscano per il 20-35% e possono eventualmente concorrere nella misura massima del 15% le uve di altri vitigni. Le operazioni di vinificazione e invecchiamento obbligatorio devono essere effettuate nell’ambito territoriale dei comuni compresi nella zona di produzione. Il Montefalco Rosso accompagna preparazioni di carni sia suine che ovine in umido, carni rosse grigliate e brasate, selvaggina, pecorini stagionati piccanti.
 

Tartufi
I tartufi sono funghi sotterranei che vivono in simbiosi con alberi di diversa specie, nei terreni calcarei e argilloso-calcarei. Ne esistono di diversi tipi, i quali si differenziano sia nel colore che nel profumo, mentre la forma dipende sia dal luogo in cui si sviluppano, che dalla loro età.
Vive in simbiosi con pioppi, salici, albanelli e preferisce terreni freschi e profondi.
Con polpa di colore nocciola-marrone, per il suo intenso sapore risulta particolarmente indicato nel consumo fresco.
Il tartufo bianco pregiato (tuber magnatum pico) in dialetto Trifola, ha il peridio o scorza non verrucosa ma liscia, di colore giallo chiaro o verdicchio, e gleba o polpa dal marrone al nocciola più o meno tenue, talvolta sfumata di rosso vivo, con venature chiare fini e numerose. Emana un forte profumo gradevole.

Olio
L'olio ottenuto da olive raccolte nei primi giorni di novembre ha dei profumi e sapori complessi di fruttato di oliva; è, però, molto "piccante" (polifenoli). Ha in sè una natura forte, espressa e una lunga vita davanti a sè. Dopo i primi caldi, in estate quindi, armonizza il suo sapore-aroma; è perciò in questo periodo che avviene la scelta della migliore partita della raccolta.
L'Umbria è l'unica regione ad avere avuto l'ottenimento del marchio DOP per l'intera produzione di olio nell'intero territorio regionale, "DOP Umbria", uno strumento questo in grado di garantire la qualità della produzione e consentire il giusto riconoscimento per l'impegno degli imprenditori e di tutti coloro che operano per la tutela di un prodotto frutto esclusivo di olive raccolte in Umbria. Le principali varietà di olio presenti nella regione sono: il Moraiolo, il Leccino, il Frantoio, il San Felice, il Pendolino, l'Agogia, e altre varietà in percentuali minori come il Raggio, Rosciola, Canino, Maurino e altre.

Fagiolo Risina di Spello
La risina è stata apprezzata dai più grandi cuochi italiani per il sapore delicatissimo ideale per l'unione in piatti raffinatissimi con crostacei di varia natura

Fagiolo di Cave
Il fagiolo di Cave (Phaseolus vulgaris) nella varietà “Verdino di Cave” e “Giallo di Cave” viene coltivato nei terreni irrigui della frazione di Cave (Foligno), costeggianti la sponda destra del fiume Topino.
Il totale della superficie potenzialmente interessata è di circa 100 ha.
E’ un fagiolo “da sgrano” di taglia medio/piccola (lunghezza mm 12/18, peso 0,5 gr. Ca), di forma ovoidale allungata. Nel tipo “Verdino” il colore varia dal verde chiaro (appena raccolto) all’avana chiaro (secco).
Nel tipo “Giallo” il colore oscilla tra il giallo/bruno e l’ocra chiaro. Oltre al sapore gradevole, peculiari caratteristiche sono l’elevata digeribilità e la facilità di cottura dovute alla sottigliezza della buccia. Tale qualità si deve al terreno, fertile e povero di calcare.

Sedano nero di Trevi
Il SEDANO NERO DI TREVI , (Apium graveolens), in dialetto umbro Sellero o Selleru, si semina in semenzaio in Aprile, trapianto in pieno campo nei mesi di Maggio e Giugno.
Cure colturali, sarchiature manuali ed irrigazioni periodiche. Interramento e incartatura del prodotto, con polietilene nero dalla seconda decade di Settembre. La raccolta si effettua da metà Ottobre sino a Dicembre inoltrato.
Seguono le fasi di pulitura e lavaggio. La vendita avviene di norma direttamente “dal campo al mercato”.
Il sedano coltivato deriva da quello selvatico, il cui uso si trova documentato fin dal V secolo a.C., ma l'impiego domestico dovrebbe essere più recente, di epoca medievale. La pianta ha caratteristiche diuretiche e digestive ed è ricca di sali minerali e vitamine (C, PP,E, ecc.).
In un'area ristretta (le Canapine) nelle vicinanze del Clitunno, viene coltivata una varietà di sedano ("la nera") fin dal XVII secolo, periodo in cui, grazie all'opera del Cardinale Ludovico Valenti, Vescovo di Rimini, si realizzarono le opere di bonifica del Clitunno, zona fino allora paludosa.
Ciò permise lo sviluppo dell'agricoltura e il diffondersi della coltivazione del sedano nero, che divenne famoso nei mercati di tutt'Italia, così come l'olio extravergine delle colline circostanti. Nella tradizione rituale del luogo, si vuole che la messa a dimora dei piccolissimi semi neri di sedano avvenga nel giorno della vigilia della Pasqua e si lascino germogliare fino a quando la pianta non raggiunge l'altezza di trenta centimetri.  

Cicerchie di Colfiorito
La cicerchia è un legume ormai dimenticato, coltivato solamente in alcune zone dell'Italia centrale in quantità ridotta. È una pianta annuale, Lathyrus sativus, che assomiglia alla veccia e contiene nei suoi bacelli dei semi poco più grandi dei piselli ma più schiacciati.
La cicerchia (in dialetto Cicerchie o Cecere), si semina in primavera. Raccolta manuale nel mese di Luglio, seguita da essiccazione naturale sul terreno.
La trebbiatura avviene tra la seconda decade di Luglio e la prima decade di Agosto, con relativa pulitura e selezione del prodotto. Nella dieta mediterranea, i legumi erano la principale fonte di proteine e rappresentavano anche una produzione fondamentale delle aziende agricole, perché si alternavano ai cereali e miglioravano così il terreno, impoverito dal frumento o dall'orzo.
Ricchi di proteine, di fibra e di potassio, il loro utilizzo è chiaramente documentato in ricette seicentesche di zuppe e minestre.

Orzo
All'orzo, fin dall' antichità, vengono attribuite varie proprietà curative per la sua ricchezza di minerali e di fosforo. Con la perlatura vengono eliminati i primi tre strati della corteccia; i tempi di cottura diminuiscono, ma nessun principio nutritivo fondamentale viene eliminato.

Farro
Il farro, (triticum dicoccum), si semin a in alta collina ottobre - novembre, in alta quota fine inverno - inizio primavera, permesso dal fatto che l’ecotipo dell’areale umbro è “alternativo”. Il nome significa biada in latino ed è un tipo particolare di frumento, che era largamente coltivato in epoca romana. In seguito venne quasi abbandonato e solo da poco è stato riscoperto per molte preparazioni.
E' una graminacea, dal fusto eretto e resistente e dalla foglia lineare, che cresce nelle zone di
Si presenta in chicchi, con diverse calibrature. La paglia, sottile ed elastica, è utilizzata per lavori d’intreccio, mentre la granella, resistente alla cottura, primeggia in cucina nella preparazione di ottime zuppe e minestre. 

Farro Perlato
Antico cereale usato già nella cucina etrusca, è un alimento dietetico di facile digestione, in particolare questa varietà prodotta nell'altopiano di Colfiorito. La sua caratteristica principale è il potere antiossidante dovuto all'alto contenuto di selenio ed acido fitico. 

Lenticchie di Colfiorito
Caratteristiche, lenticchie, sono coltivate a mille metri di altitudine, dove la natura del suolo e l'ecologico sistema di produzione conferiscono al prodotto eccellenti qualità naturali di cottura, sapore e digeribilità.

Cipolla di Cannara
La cipolla di Cannara (ALLIUM CEPA), ha un bulbo di colore bianco, forma rotondeggiante, con poli convessi si semina a pieno campo nel mese di marzo. Sarchiatura nel mese di aprile, ripetuta più volte. Controllo delle fitopatie con prodotti a base di rame. Irrigazioni non abbondanti ma frequenti. Raccolta nei mesi di luglio e agosto ed asciugatura nel campo. Seguono le fasi di pulizia e selezione, del prodotto per tipo e calibratura. In seguito i bulbi vengono “intrecciati”, pronti per la vendita. La cipolla, con le sue innumerevoli proprietà terapeutiche, è una pianta bulbosa erbacea che nel corso di due anni raggiunge il suo massimo sviluppo vegetativo. Può essere tondeggiante, appiattita, oppure globosa o a forma di trottola. Può avere le tuniche che ricoprono il bulbo di colore bianco, biondo o addirittura violaceo.
Cannara è l'area tipica di produzione delle cipolle, dove i coltivatori del luogo hanno mantenuto vive le tradizioni produttive e gastronomiche di un tempo (salsicce del cipollaro, zuppa di cipolla, ecc.).
Nel periodo della raccolta, durante la sagra della cipolla di Cannara è ancora oggi possibile assistere alla legatura delle cipolle nelle caratteristiche "trecce", che facilitano la conservazione e l'uso del prodotto.
 

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